Pur essendo emarginata ed ignorata quasi quanto nella società stessa la vecchiaia si presenta in letteratura nelle sue più svariate forme che possono essere però ricondotte a due poli opposti: o viene equiparata alla saggezza, quindi trattata col massimo rispetto e con gli onori più alti, o viene disprezzata, disgustata e persino derisa. Nel primo caso, si tende a prendere in considerazione l’esperienza raggiunta con gli anni e la capacità del senno umano di sintetizzare tutte le esperienze imparando e traendone dei precetti; nel secondo caso si prende in considerazione soprattutto il corpo, le sue manifestazioni che destano la ripugnanza di tutti i sensi: la bruttezza del corpo invecchiato, la pelle, la perdita della libido, l’odore che emana la persona anziana, finendo poi per equiparare questi tratti di decadimento fisico a un degrado morale della persona.