Le opere di Abate (Carfizzi, 1954) vertono sui temi dell’emigrazione e delle problematiche identitarie. L’origine arbёreshё e l’esperienza di emigrato in Germania hanno forgiato nello scrittore italiano un’identità ibrida, ‘rizomatica’, legata alle proprie radici e aperta al rapporto con le diversità. I suoi racconti e romanzi narrano storie di migrazioni antiche e moderne: dall’Albania all’Italia (Il ballo tondo, La moto di Scanderbeg, Il mosaico del tempo grande); dalla Calabria verso Francia, Germania, Stati Uniti (Vivere per addizione, La festa del ritorno, La felicità dell’attesa etc.); dall’Africa verso l’Italia (Le rughe del sorriso). La tecnica narrativa si basa sulla contaminazione dei generi, il confronto tra passato e presente, storia e leggenda, l’alternanza di voci narranti e punti di vista. Interessante è la lingua, che esprime le relazioni tra le diverse culture e identità dei personaggi di un universo multietnico creando un originale mistilinguismo: nell’italiano di base entra infatti una mescolanza