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La poliedricità e il concetto di malattia nella cinematografia pasoliniana

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Sinopsis

L’interesse scientifico per il concetto di malattia non smette di interessare, essendo soggetto a diverse ricerche dell’ambito socio-culturale e letterario. Varie malattie vengono spesso associate alle sofferenze e alle paure, alle forti emozioni che colpiscono sia l’individuo sia la comunità che lo circonda. Nel corso della storia letteraria italiana diversi autori come Giovanni Boccaccio, Alessandro Manzoni, fino ad arrivare ai giorni nostri con Niccolò Ammaniti, si sono occupati del tema della malattia, addirittura dell’epidemia, che distrugge a sua volta interi nuclei familiari e cancella ogni momento di certezza e di speranza, offrendo al lettore immagini strazianti. D’altronde, la malattia è usata nella letteratura spesso anche come metafora. A titolo di esempio va menzionato il romanzo L’epidemia di Alberto Moravia, oppure la Peste di Albert Camus o il romanzo storico A Journal of a Plague Year di Daniel Defoe, che si proposero di indagare vari problemi sociali come la povertà, la guerra, la crisi economica, regimi politici percepiti come fonti di dolore e di sofferenza. Vale la pena ricordare Susan Sontag che si propone di usare la metafora della malattia come “[…] ogni forma di devianza sociale”1 e come tale non deve essere punita, ma deve essere curata. Questo saggio si propone di indagare il modo in cui il concetto di malattia si evolve nell’opera pasoliniana, come anche di esaminare se per le sue malattie, manifestate su più livelli, si può trovare una cura.

Stranice
145-163
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