Partendo dalla premessa che la malattia fisica e mentale dell’individuo e del collettivo nel corso della storia ha sempre suscitato l’interesse di vari artisti, letterati e altri studiosi, il presente libro si è proposto di esaminare i motivi che hanno favorito la presenza della malattia nei testi letterari lungo i secoli e il suo impatto sulla società. I riferimenti alle tematiche della malattia e della pandemia possono essere trovati già nei testi dei grandi precursori dell’Umanesimo, Dante, Petrarca e Boccaccio, che con le loro opere nel XIV secolo in Italia e in Europa, hanno contribuito allo studio di diversi aspetti fisici e spirituali dell’uomo. Autori come Manzoni, hanno visto la malattia come una forza distruttiva, capace di distruggere popoli e intere città. Mentre Sartre parla metaforicamente della malattia, vedendola come un indice dell’inutilità dell’esistenza umana, Kafka e Proust, attraverso manifestazioni della malattia, sono interessati all’annientamento e al fallimento generale dell’uomo. Per Moravia, la malattia rappresenta la metafora dell’irrazionale; Pirandello si riferisce al conformismo e al subconscio; Svevo inventa patologie per sfuggire ai disturbi interiori, mentre Morante verbalizza varie paranoie entrando nella fisionomia della malattia, simboleggiando processi di sublimazione. Una malattia può essere un sintomo di debolezza o la manifestazione fisica del degrado sociale; a volte anche, come in Camus, la metafora della guerra. I contributi presentati in questo libro, hanno voluto indagare sui modi in cui gli scrittori, in primo luogo italiani, ma anche mediterranei ed europei, abbiano affrontato il tema della malattia e della pandemia. Leggeremo nei contributi degli autori che hanno partecipato a questo progetto che la scelta dei temi è vasta, in quanto questa problematica è affrontata in numerosi testi letterari.